Ci sono vini che raccontano un territorio e altri che cercano di raccontarlo con una precisione ancora maggiore. Il Vino Nobile di Montepulciano Pieve nasce proprio da questa volontà: mettere maggiormente in evidenza il luogo dal quale provengono le uve e le differenze che esistono tra le diverse zone della campagna poliziana.
Per chi vive Montepulciano ogni giorno, non è difficile accorgersi che il paesaggio cambia anche percorrendo pochi chilometri. Cambiano le esposizioni, le altitudini, la composizione dei terreni e persino il modo in cui il sole e il vento raggiungono i vigneti. Con la tipologia Pieve queste differenze entrano ufficialmente nel racconto della denominazione.
Il progetto si affianca alle tipologie già esistenti Vino Nobile di Montepulciano e Riserva e individua 12 aree territoriali che possono comparire in etichetta insieme alla parola Pieve. La prima vendemmia prevista dal nuovo percorso è stata la 2021, arrivata in commercio nel 2025 dopo il periodo di maturazione stabilito dal disciplinare.
Che cos'è il Vino Nobile di Montepulciano Pieve
Il Vino Nobile di Montepulciano Pieve non è semplicemente un nuovo nome da aggiungere in etichetta. È una tipologia pensata per rafforzare il legame tra vino e area di provenienza.
Alla base c'è un lungo lavoro di ricerca che ha coinvolto aspetti geologici, pedologici e storici. Il territorio di Montepulciano era stato studiato e cartografato già attraverso precedenti lavori di zonazione; a questi si sono aggiunte ricerche negli archivi storici, fino alla consultazione del Catasto Leopoldino. L'obiettivo era individuare aree che avessero non soltanto caratteristiche geografiche riconoscibili, ma anche una precisa identità storica.
È quindi un passo ulteriore rispetto alla conoscenza generale del territorio e delle caratteristiche del Vino Nobile di Montepulciano: non si parla più soltanto della denominazione nel suo insieme, ma delle singole sfumature che possono nascere al suo interno.
Perché si chiamano Pievi
La scelta della parola Pieve porta con sé una parte importante della storia locale. I nomi scelti richiamano antiche suddivisioni territoriali e toponimi utilizzati nel corso dei secoli per identificare luoghi distinti della campagna intorno a Montepulciano.
Il progetto recupera quindi una geografia che appartiene alla memoria del territorio e la mette in relazione con la viticoltura contemporanea. Secondo il Consorzio, lo studio storico ha permesso di collegare queste aree alle antiche suddivisioni territoriali, ritrovandone tracce anche nei documenti del Catasto Leopoldino dell'Ottocento.
È un concetto particolarmente affascinante perché riunisce due dimensioni che nel vino sono inseparabili: il paesaggio che possiamo osservare oggi e la storia delle persone che lo hanno abitato e coltivato.
Le 12 Pievi del Vino Nobile di Montepulciano
Il territorio della denominazione è stato suddiviso in dodici zone, ognuna caratterizzata da una propria identità geografica e storica. Le Pievi individuate sono:
- Ascianello;
- Badia;
- Caggiole;
- Cerliana;
- Cervognano;
- Gracciano;
- Le Grazie;
- San Biagio;
- Sant'Albino;
- Sant'Ilario;
- Valardegna;
- Valiano.
Non si tratta di una suddivisione puramente amministrativa. Osservando queste aree emergono differenze nella composizione dei suoli e nella morfologia. In alcune zone troviamo una maggiore presenza di sabbie, in altre argille e limi; cambiano inoltre esposizione, posizione rispetto alla Val di Chiana e caratteristiche dei versanti.
Nel vino queste condizioni non si traducono in formule automatiche: il terreno non determina da solo ciò che troveremo nel bicchiere. Contribuisce però, insieme all'annata e alle scelte dell'uomo, a creare sfumature diverse nell'espressione del Sangiovese.
Un disciplinare più selettivo per il Vino Nobile Pieve
Il legame con il territorio non rimane soltanto un principio teorico. La nuova tipologia è accompagnata da requisiti produttivi specifici.
Il Vino Nobile di Montepulciano Pieve deve avere una presenza di Sangiovese almeno dell'85%, affiancato esclusivamente dalle varietà autoctone complementari previste. Le uve devono inoltre essere prodotte dall'azienda imbottigliatrice e provenire da vigneti con almeno 15 anni di età. La resa massima prevista è di 70 quintali per ettaro.
È prevista anche una maturazione complessiva di tre anni, con almeno 12 mesi in legno e 12 mesi in bottiglia. Sono scelte che evidenziano la volontà di creare una tipologia fortemente legata alla selezione delle uve, alla provenienza e al tempo necessario perché il vino raggiunga il proprio equilibrio.
Per comprendere come queste regole si inseriscano nel quadro generale della denominazione può essere utile approfondire le regole che tutelano la produzione del Vino Nobile, dai vitigni consentiti fino ai tempi di affinamento.
Dal concetto di denominazione al concetto di luogo
La nascita delle Pievi introduce un modo ancora più preciso di parlare del Vino Nobile. Dire Montepulciano rimane fondamentale, ma all'interno di quel territorio diventa possibile indicare con maggiore chiarezza il luogo da cui arriva una determinata interpretazione del vino.
Per l'appassionato significa poter approfondire le differenze tra aree diverse. Per chi lavora nella ristorazione o nella distribuzione internazionale significa avere uno strumento in più per raccontare il prodotto. Per il produttore rappresenta invece la possibilità di mettere in primo piano il vigneto e il rapporto costruito nel tempo con una particolare parte del territorio.
È una direzione che avvicina ancora di più il vino al concetto di origine. Dietro la bottiglia non troviamo soltanto una denominazione prestigiosa, ma una collina, un'esposizione, un terreno e una storia precisa.
Cosa cambia nel bicchiere?
È probabilmente questa la domanda più interessante per chi beve vino. Una Pieve è necessariamente migliore di un Vino Nobile o di una Riserva? Non è questo il modo più utile di interpretare la nuova tipologia.
Il valore delle Pievi sta soprattutto nella possibilità di riconoscere e confrontare espressioni territoriali differenti. Il Sangiovese è un vitigno particolarmente sensibile al luogo in cui viene coltivato e può mostrare sfumature diverse in funzione del terreno, dell'altitudine, dell'esposizione e dell'andamento climatico dell'annata.
La degustazione diventa quindi un esercizio ancora più interessante. Non si cerca soltanto di riconoscere la ciliegia, la viola, le spezie o il tannino, ma si prova a capire come quel particolare vino interpreti il luogo da cui proviene.
Per avvicinarsi a questo modo di bere il vino può essere utile partire da una degustazione guidata del Vino Nobile di Montepulciano, imparando a osservare colore, profumi, struttura ed evoluzione nel calice.
Le Pievi raccontano un Montepulciano ancora più profondo
Il Vino Nobile di Montepulciano Pieve rappresenta un'evoluzione importante perché riporta l'attenzione sul punto da cui tutto comincia: la terra.
Qui a Montepulciano siamo abituati a vedere vigneti apparentemente vicini comportarsi in maniera diversa. Basta cambiare versante perché il sole arrivi in un altro momento della giornata, scendere verso la Val di Chiana perché cambino terreno e microclima, oppure salire sulle colline per trovare condizioni differenti.
Le Pievi provano a dare un nome a queste differenze e a renderle comprensibili anche a chi conosce il nostro territorio attraverso una bottiglia.
Ed è forse questo l'aspetto più bello del progetto: ricordarci che dietro la parola “Montepulciano” esiste un mosaico di luoghi. Luoghi che hanno storie, suoli e paesaggi differenti e che oggi possono entrare ancora più chiaramente nel racconto di uno dei grandi vini della Toscana.