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Nobile di Montepulciano e sostenibilità
Un modello da seguire

Azienda Agraria Antico Colle di Andrea Frangiosa

Il legame tra viticoltura e sostenibilità oggi non può essere considerato un optional: rappresenta una scelta responsabile che guarda al futuro del territorio, dell’ambiente e delle comunità che vivono e lavorano nelle zone di produzione.

Nel caso del Vino Nobile di Montepulciano la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un percorso concreto e consolidato, fatto di scelte, certificazioni e impegno collettivo.
Dal 24 maggio 2022, infatti, il Vino Nobile di Montepulciano è diventato la prima – e finora unica – denominazione vitivinicola italiana a ottenere il marchio di certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas.
Si tratta di un traguardo significativo, perché la certificazione non riguarda solo il vino in sé, ma l’intero territorio di produzione — vigneti, comunità locali, pratiche agricole — riconoscendo un approccio che integra ambiente, società e governance.

Un percorso iniziato decenni fa


La sostenibilità del Nobile non è una novità del 2022, ma il risultato di un impegno che affonda le radici già negli anni ’80 e ’90. Tra il 1985 e il 1990 il consorzio, con il sostegno del Comune di Montepulciano, installò una rete di stazioni meteo su tutto l’areale produttivo per monitorare le condizioni climatiche. Ogni settimana gli esperti agronomi diffondevano un “messaggio verde”, un vero e proprio strumento operativo per pianificare gli interventi in vigna e ridurre l’uso di prodotti fitosanitari.
Nei primi anni ’90 venne inoltre avviato il progetto di zonazione denominato “Vino Nobile di Montepulciano — Zonazione e valorizzazione del territorio”, curato da istituti di ricerca agronomica. L’obiettivo: analizzare terreni, suolo e clima per creare una mappatura tematica del territorio che ancora oggi guida le pratiche di gestione del vigneto.

Gestione dei rifiuti, energia e impronta ambientale


La sostenibilità del Consorzio non si limita ai vigneti. Intorno al 2006, in collaborazione con l’amministrazione comunale, fu avviato un progetto per lo smaltimento degli scarti biologici delle vigne, convertendoli in biomassa per alimentare edifici scolastici e amministrativi: un esempio di economia circolare applicata al mondo rurale.
Successivamente, nel 2015, fu ufficializzato un progetto di calcolo della carbon footprint, un sistema per quantificare le emissioni di CO₂ generate dall’intero ciclo produttivo di una bottiglia di Vino Nobile. Così, grazie a misurazioni e pratiche mirate, molte aziende della denominazione hanno potuto ridurre le emissioni e avviare percorsi di compensazione, confermando che qualità e tutela ambientale possono andare di pari passo.

Un approccio integrato: ambiente, società e governance


Lo standard Equalitas scelto dal Consorzio è un protocollo che valuta anche gli aspetti sociali ed economici legati alla viticoltura e alla produzione di vino. Infatti, tra i criteri richiesti vi sono la tutela della biodiversità, la misurazione dell’impronta idrica e carbonica, ma anche il rispetto dei diritti lavorativi, delle pari opportunità e delle libertà sindacali.
In questo modo, la sostenibilità non è vista come un vincolo tecnico, ma come uno stile di governance del territorio, che coinvolge produttori, lavoratori, comunità e istituzioni.

Un modello che guarda avanti


Più recentemente, nel 2025 il consorzio ha presentato un progetto innovativo, denominato CONCERTO, in collaborazione con altri consorzi toscani e alcune università, con l’obiettivo di sperimentare un nuovo modello di governance della produzione del vino sostenibile.
L’idea è chiara: far evolvere il concetto di sostenibilità da buona pratica individuale a strategia collettiva, condivisa, replicabile e trasparente. Un passaggio essenziale per dare concretezza al valore del territorio, non solo come luogo di produzione ma come comunità viva e responsabile.

In questo modo, il Vino Nobile di Montepulciano non è solo un simbolo di prestigio enologico, ma rappresenta anche un modello virtuoso di come una denominazione possa coniugare tradizione, qualità, territorio e responsabilità ambientale e sociale.


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