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Affinamento in legno
Un viaggio lento verso l’equilibrio

Azienda Agraria Antico Colle di Andrea Frangiosa

L’affinamento è una delle fasi più delicate e decisive nel percorso che porta un vino dalla cantina al calice: è il momento in cui la materia prima, già trasformata dalla fermentazione, trova letteralmente il proprio equilibrio e la propria identità.
L’affinamento può avvenire in diversi contenitori – acciaio, cemento, anfore di terracotta o materiali compositi – ciascuno capace di influire in modo diverso sul profilo sensoriale del vino. Ad esempio: l’acciaio preserva freschezza e purezza aromatica mentre l’anfora regala una maturazione lenta e rispettosa del frutto.
Tra tutte le opzioni, tuttavia, il legno rimane la scelta di più alta qualità e anche una fra quelle culturalmente più radicate. I contenitori in legno, infatti, se usati con consapevolezza, permettono di modulare struttura, aromi e complessità del vino in un modo assolutamente unico e caratteristico.

Perché affinare in legno


L’affinamento in legno non è un semplice passaggio tecnico fra le varie fasi della vinificazione, ma è una vera e propria scelta stilistica, che determina l’evoluzione del prodotto finale, andando ad influire sull’interazione del vino con l’ossigeno e con le componenti aromatiche che il legno rilascia.
Il legno, infatti, non è un contenitore né inerte né neutro: attraverso le sue fibre il vino “respira” e si arricchisce:

  • Micro-ossigenazione naturale: il legno è poroso, quindi permette un lento e costante passaggio di ossigeno che favorisce l’evoluzione dei tannini, rendendoli più morbidi e integrati. Questo processo accompagna il vino verso una maggiore stabilità e complessità.

  • Cessione di composti aromatici: il legno, durante la maturazione del vino, rilascia composti aromatici che vanno a caratterizzarlo ulteriormente; la quantità e la qualità dipendono dal tipo di legno utilizzato, dalla sua tostatura e dal grado di utilizzo – legno nuovo o di secondo, terzo passaggio, ecc.

  • Supporto allo sviluppo strutturale: il legno contribuisce a stabilizzare il colore nei rossi, a sostenere la struttura e ad armonizzare le componenti del vino, soprattutto nei prodotti destinati ad un lungo invecchiamento.


La durata dell’affinamento in legno


La durata dell’affinamento in legno è una scelta sia tecnica che sensoriale, ma in molti casi è anche dovuta ad una normativa. Oltre alle valutazioni enologiche, infatti, diversi vini a denominazione prevedono tempi minimi di affinamento in legno stabiliti dai disciplinari: questi tempi garantiscono uniformità qualitativa, coerenza stilistica e il rispetto della tradizione produttiva dell’area. Per esempio: secondo il disciplinare, per il Vino Nobile di Montepulciano è previsto un affinamento minimo di due anni, di cui almeno uno in legno.

Al di là degli obblighi normativi, la durata dell’affinamento in legno ha una sua logica e varia in funzione della struttura del vino, della varietà dell’uva, dell’andamento dell’annata e del tipo di contenitore; così si può andare da brevi soste di 3–6 mesi per vini che necessitano solo di una leggera evoluzione, fino a periodi che superano i 24–36 mesi per vini potenti, ricchi di tannini e con un potenziale d’invecchiamento molto alto.
L’obiettivo da tenere presente è sempre quello di trovare un equilibrio dove il legno arricchisca il vino e accompagni, senza coprirlo, il suo carattere varietale e territoriale – un passaggio troppo breve potrebbe non permettere la piena integrazione delle componenti tanniche e aromatiche, mentre un affinamento troppo lungo può comportare il rischio che il legno diventi predominante, o che il vino perda freschezza e vitalità.

Per questo motivo l’enologo svolge un’attività di monitoraggio continuo, che si concretizza nell’osservazione dell’evoluzione del vino, dell’integrazione aromatica tra note fruttate, fermentative e boisé, della maturazione dei tannini, che nel legno tendono a diventare più morbidi e levigati, della struttura complessiva, verificando che acidità, alcol e corpo rimangano in equilibrio, e della stabilità del colore, soprattutto nei vini rossi destinati a lungo affinamento.


🍇In conclusione

Il momento ottimale dell’imbottigliamento è dunque quello in cui avviene l’incontro tra ciò che il disciplinare richiede e ciò che il vino esprime: il produttore deve rispettare i tempi minimi previsti dalla legge, ma all’interno di quel perimetro è l’andamento naturale della vinificazione a dettare il tempo giusto, affinché l’evoluzione in legno non sia un obbligo, ma una scelta che valorizza davvero l’identità del vino.


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